Il borgo

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San Martino dall’Argine è un comune italiano di circa 1.750 abitanti della provincia di Mantova in Lombardia. La caratteristica piazza di San Martino offre, attraverso i suoi monumenti e i portici che la circondano, un affascinante excursus storico nel passato. Nonostante siano presenti sul territorio testimonianze archeologiche rilevanti, la storia di San Martino comincia ad assumere una propria identità nell’età dei Longobardi con la Donazione del centro abitato da parte di Desiderio ai monaci benedettini di Leno. Il maggiore contributo storico-architettonico fu lasciato dai Gonzaga che creano a cornice della maestosa piazza Castello opere di grande rilievo, quali chiese e palazzi. In particolare sono da segnalare nel paese la Chiesa dei Frati e la chiesa Castello. La prima, in mattoni a vista, fu edificata in epoca precedente alla costruzione del convento. La singolare facciata in cotto è del 1489, ma conserva archetti pensili di disegno prettamente romanico, pinnacoli a vista sul timpano ed un rosone centrale. All’interno è custodita una lapide in marmo bianco che riporta scolpita la data di consacrazione: 14 febbraio. Delle antiche strutture (secoli XIII – XIV) permane il campanile di mattoni, con guglia a punta arrotondata e finestrelle bifore. La seconda costruzione fu voluta da Scipione Gonzaga (1542-1593), uomo di vasta cultura nato a San Martino, il quale divenne patriarca di Gerusalemme e Cardinale della Provincia di Mantova. La chiesa rappresenta un monumento molto rilevante nel quadro dell’architettura religiosa mantovana della seconda metà del Cinquecento. Il paese diede inoltre i natali a Ferrante Aporti, cittadino illustre e grande pedagogista, ricordato da tutti come fondatore del primo asilo rurale. E’ possibile ad oggi visitare la sua casa, palazzetto a tre piani con la facciata settecentesca, e la piazza ad esso dedicata.

Non è solo la storia a dare interesse a questo paese. I magnifici portici, testimonianza dello sfarzo dei signori di Mantova e creati nel 1600 ad opera del Bertani, ora fanno da cornice alle numerose manifestazioni che si svolgono nel paese. In particolare da segnalare il mercatino d’antiquariato che si svolge nei mesi di Maggio e Settembre, e la Fiera della Madonnina, la Budinata, a testimonianza della grande tradizione dolciaria artigianale di questi luoghi. A livello naturalistico bisogna segnalare un meraviglioso percorso da effettuare lungo le rive dell’Oglio in località Casale, sia in bicicletta, sia attraverso la navigazione su traghetto. Due aree di sosta sono state completate nel paese; da una di esse è possibile raggiungere in bici Spineda attraversando la località Belvedere, sede dell’antica foresta in cui secondo gli storici avvenne l’uccisione del padre di Matilde di Canossa.

LA CHIESA DEI FRATI
In mattoni a vista, fu edificata in epoca precedente alla costruzione del convento. La singolare facciata in cotto è del 1489, ma conserva archetti pensili di disegno prettamente romanico e pinnacoli sul timpano, oltre ad un rosone centrale. All’interno è custodita una lapide in marmo bianco che riporta scolpita la data di consacrazione: 14 febbraio. Delle antiche strutture (secoli XIII – XIV) permane il campanile di mattoni, con guglia a punta arrotondata e finestrelle bifore.

LA CHIESA CASTELLO

La Chiesa Castello, che si trova sul lato ovest della piazza Martiri della Libertà, è stata costruita per volontà di Scipione Gonzaga intorno al 1582 sui resti di un precedente edificio religioso (demolito perché in pessime condizioni) e di una torre di fortificazione, di cui si trovano tracce nella base del campanile.

L’attuale facciata è successiva all’epoca della costruzione e risale al 700. Al centro della facciata è posta l’immagine di san Martino, cui è dedicata la chiesa, nell’atto di dividere il suo mantello per darne metà al povero al suo fianco. Di fianco 4 statue che raffigurano i quattro santi protettori del paese: a sinistra san Bonifacio e san Fortunato, a destra san Floro e san Reparato.

La chiesa ha un’unica navata con tre cappelle a ogni lato. In seguito al crollo del tetto del 1990 il soffitto a cassettoni non è più ammirabile se non per un solo frammento. Nelle nicchie lungo la navata ci sono pregevoli statue in stucco del XVI secolo che raffigurano apostoli e profeti.

Nel presbiterio si trovano l’altare maggiore, in cattivo stato di conservazione, e due palchi di cantoria in legno della metà del XVIII secolo. Nella volta del presbiterio si possono ammirare nove affreschi del XVI secolo, che raffigurano l’Eucarestia, i quattro evangelisti, la Trinità, l’Annunciazione, San Martino vescovo e Scipione Gonzaga.

È possibile intravedere un richiamo alla basilica di S. Andrea di Mantova nell’utilizzo di alcuni accorgimenti architettonici tipici dell’Alberti, come le coppie di lesene corinzie a sorreggere la trabeazione.

FERRANTE APORTI
Ferrante Aporti (San Martino dall’Argine, 20 novembre 1791 – Torino, 29 novembre 1858) è stato un presbitero e pedagogista italiano, pioniere dell’educazione scolastica infantile. Ferrante Aporti nasce il 20 novembre 1791 a San Martino dall’Argine (Mantova) da Giuseppe Aporti, avvocato e proprietario terriero, e Giuseppa Isalberti. Primo di sei fratelli, nel 1804 viene avviato dal padre alla carriera ecclesiastica presso il seminario di Cremona, dove nel 1815 riceve gli ordini sacerdotali. Si distingue soprattutto negli studi di teologia, metafisica, fisica e matematica, e per questo nel 1816 viene scelto per frequentare un corso di specializzazione presso il «Collegio Theresianum» di Vienna. Aporti non condivide l’indirizzo dominante dell’istituto, orientato a formare preti che siano soprattutto servitori dello stato asburgico. Perciò, non disposto a giurare fedeltà a dottrine non in linea coi principii della Chiesa, rinuncia a conseguire la laurea e nel 1819 torna a Cremona. Il vescovo Omobono Offredi gli affida le cattedre di Storia ecclesiastica ed Esegesi biblica nel seminario diocesano; contemporaneamente l’amministrazione austriaca lo nomina direttore delle scuole elementari maggiori e ispettore scolastico provinciale. È da questo momento che Aporti individua la sua missione nell’attività educativa, intesa come lotta all’ignoranza, la vera ed unica origine dei mali dell’uomo, della società e della patria. Il sacerdote imposta nuove strutture, nuovi metodi, nuovi modelli educativi; nel giro di pochi anni amplia la sua scuola elementare, tiene corsi per i maestri, apre le scuole festive di disegno e architettura, presenta un progetto di riforma per creare gli istituti tecnici, promuove la diffusione di istituzioni educative sul territorio cremonese. Nel frattempo intrattiene contatti epistolari con intellettuali lombardi, si aggiorna costantemente sulle nuove esperienze educative europee ed approfondisce gli studi teologici e pedagogici, dando alle stampe molti articoli e saggi. L’attenzione per la condizione di abbandono dei bambini appartenenti alle classi popolari lo induce a fondare a Cremona, nel 1828, il primo “asilo d’infanzia” in Italia, a pagamento, per alunni da due anni e mezzo a sei anni. Nel 1830 apre la prima scuola infantile gratuita, finanziata dal governo austriaco e dalle autorità scolastiche. L’iniziativa si diffonde in pochi anni nel resto del Lombardo-Veneto, in Toscana, Emilia e Romagna. Nel 1834 apre a San Martino dall’Argine la prima scuola infantile rurale. Quasi tutti i centri fanno capo a don Ferrante, che nel frattempo promuove anche scuole per sordomuti, ciechi e orfani del colera. L’istituzione dell’asilo suscita dibattiti in tutta Italia e impegna Aporti a pubblicare articoli su diverse riviste e a rispondere ai molti che scrivevano per chiedere spiegazioni. La sua fama si diffonde e viene invitato da numerosi intellettuali, politici e regnanti in tutta la penisola per illustrare la sua iniziativa. Le istituzioni aportiane si diffondono in tutta Italia, meno che nello Stato Pontificio, proibite nel 1837 a causa di timori e pregiudizi. Nel 1844 re Carlo Alberto di Savoia lo chiama a Torino a tenere il primo corso di “Metodo per gli insegnanti elementari” all’università. Nello stesso anno apre a San Martino dall’Argine il primo istituto tecnico agrario. La sua attività, che lo porta a schierarsi a favore dell’innovazione in campo educativo, gli procura l’apprezzamento degli ambienti liberali. Nel 1848 si espone a favore della rivoluzione nazionale firmando l’appello che chiede a Carlo Alberto di Savoia di intervenire nei moti contro l’Austria-Ungheria. Al rientro degli austriaci a Cremona, è costretto a fuggire a Torino assieme alla famiglia. La sua candidatura ad arcivescovo di Genova viene attaccata polemicamente ed è costretto a rinunciare. Il governo sabaudo gli affida l’incarico di gestire l’istruzione pubblica (in qualità di presidente del Consiglio universitario); nel 1856 lo nomina senatore. Continua a dedicarsi con passione instancabile alla sua attività di studioso e promotore di istituzioni educative, scrivendo testi, articoli e lettere di teologia e pedagogia, anche quando nel 1857 viene posto in aspettativa. Muore a Torino il 29 novembre 1858.